Home Scienza Esobiologia La bioastronomia o Esobiologia. Il Progetto Seti.

La bioastronomia o Esobiologia.

Il Progetto SETI.

Forse alcuni di voi ricorderanno un film di fantascienza di qualche anno fa con protagonista la bella e brava Jodie Foster e la cui storia aveva per elemento centrale il progetto SETI; Contact. Vale la pena di rivederlo.

In quest’articolo voglio fare una piccola presentazione del progetto in questione, per coloro che non conoscono l’argomento, illustrando l’oggetto della ricerca che viene portata avanti da anni dagli scienziati che ne fanno parte.

SETI è l'acronimo delle parole inglesi Search for ExtraTerrestrial Intelligence e cioè: ricerca di intelligenza extraterrestre.

Analizzando quale possa essere il miglior metodo per arrivare a scoprire se esistono altre intelligenze nell'universo, siamo obbligati a fare alcune analisi. Al momento nessun piede d’astronauta terrestre, si è mosso, come sulla Luna, sulla superficie del pianeta Marte e i nostri veicoli spaziali si sono mossi di poco più in là delle estremità del nostro sistema solare. Dunque, per adesso non è percorribile la strada di portare avanti la ricerca con astronauti o utilizzando delle navicelle spaziali, com’è stato fatto per i pianeti del sistema solare.

Questo è dato da un motivo che a tuttoggi è di difficile soluzione e cioè che le distanze da percorrere per una missione interstellare sono davvero enormi. Pertanto per il momento non è possibile approntare una sonda spaziale capace di raggiungere delle velocità tali che permettano di coprire le distanze in questione in tempi ragionevoli. A sostegno di quanto detto, basti considerare la massima velocità che siamo riusciti ad ottenere con un mezzo spaziale, nella fattispecie la sonda Voyager, che al momento si trova oltre l'orbita di plutone, e che si sta muovendo alla velocità di 62.280 km/h. Sebbene questa velocità possa apparire enorme per gli standard terrestri, risulta incredibilmente lenta nell’ottica degli spostamenti interstellari.

Infatti, per spingersi verso la stella più vicina, ad esempio Proxima Centauri che è sita alla “piccola distanza” di 4.3 anni, luce (circa 40.000 miliardi di chilometri), un’astronave impiegherebbe 75.000 anni.

Pertanto, se non possiamo muoverci noi verso di loro per trovarli, come possiamo fare per provare che esistono gli extraterrestri? Ad esempio, si potrebbe cercare qualche cosa che loro hanno realizzato, un elemento artificiale che inconfutabilmente sia arrivato fino a noi, e quest’elemento potrebbe essere le onde radio.  

I primi scienziati ad impostare una ricerca di questo tipo furono Giuseppi Cocconi e Philip Morrison, della Cornell University, che nel 1959 divulgarono un famoso articolo sulla prestigiosa rivista Nature, sul quale consigliavano agli astronomi alcuni protocolli da seguire quali, puntare i loro radiotelescopi verso le stelle di classe solare e ricercare probabili segnali provenienti da civiltà aliene alla frequenza di 1420 MHz. Questa è il segmento d’emissione radio dell'idrogeno neutro ed è molto importante in radioastronomia in quanto permette di analizzare la grandezza e il movimento della nostra galassia. Difatti, negli smisurati spazi che ci sono fra le stelle non vi è totalmente il vuoto, piuttosto vi sono alcuni atomi di idrogeno ( H).

Una cultura con elementari nozioni di radioastronomia avrebbe già scoperto quest’emissione radio e sarebbe quindi già in possesso di stazioni d'ascolto destinati all'analisi di questa frequenza.

Un'altra peculiarità che unifica la frequenza dell'idrogeno alle frequenze "vicine", da 1 a 10 GHz, è l’ esistenza di rumore di fondo dell'universo ad energia molto bassa. Ciò consentirebbe comunicazioni a lunghe distanze, agevolmente identificabili.

Nell’eventualità, la civiltà extraterrestre volesse trasmettere un segnale agevolmente individuabile ad un'altra potenziale civiltà è molto probabile che userebbe la frequenza a 1420 MHz, che per il sua valore, sarebbe un segno di individuazione universale.

Negli anni '60, un giovane astronomo, Frank Drake nell’osservatorio dove lavorava (NRAO, Green Bank) propose un suo progetto, che consisteva nel puntare il radiotelescopio verso specificate stelle al fine di scoprire possibili segnali d’indubbia genesi artificiale. Le stelle all’inizio furono solo 2: Tau Ceti ed Epsilon Eridani. Il protocollo prevedeva che mentre tramontava la prima, l'antenna veniva puntata verso la seconda. La frequenza scelta da Drake era 1420 MHz, ma non perché volesse seguire i consigli di Cocconi e Morrison, ma per il semplice fatto che allora al NRAO esistevano già ricevitori per lo studio della linea d'emissione dell'idrogeno.

Il progetto in ogni modo era assai modesto e non durò molto. L’analisi veniva fatta solo sui 1420 MHz e l’obiettivo erano solo 2 stelle. Si può definire la data d’inizio del progetto SETI.

Nonostante il breve, ma decisamente pioneristico lavoro di Drake, la ricerca interesso molti astronomi nel mondo.

I primi a portare avanti le ricerche, furono gli astronomi russi affiancati da subito da altri astronomi in altre parti del mondo. Sfruttavano il tempo d’inattività dei loro radiotelescopi, per puntare nelle direzioni permesse dalla posizione dell'antenna in quel momento. Era un lavoro estemporaneo, casuale, non sistematico. Infatti, non erano sintonizzati sulle frequenze migliori, non si servivano dei ricevitori adatti e non puntavano nelle zone di cielo più interessanti.

Fu ad ogni modo negli anni '70 che il progetto SETI riscosse, un certo interesse all'interno della NASA che iniziò ad analizzare possibili vie per l’attuazione di un proprio progetto.

Fu realizzato uno studio molto curato riguardo all’eventualità di erigere un osservatorio dalle grandi capacità, indirizzato soltanto alla ricerca SETI. Siffatto progetto, noto come il progetto Cyclops, non vide mai la luce, vuoi per la grandiosità dell'impresa, un’enorme quantità d’antenne collocate su di un cerchio dal diametro di 16 kilometri, vuoi per il suo l'unico fine, il SETI.

Malgrado il programma fosse un troppo "grandioso", il materiale tecnico contenuto all'interno del rapporto fu di grande aiuto per la attuazione del futuro progetto SETI della NASA.

Dovettero passare molti anni di dure contese, studi, ore di lavoro e progettazione, quando finalmente il Nasa Seti partì nell’anno 1992, il suo piano finanziario consisteva di 12 milioni di dollari all'anno, una davvero minima percentuale del bilancio della NASA.

Completamente diverso dalle potenzialità del Cyclops, lo studio fu comunque portato avanti con dispositivi davvero all'avanguardia e sotto la supervisione dei migliori cervelli americani e stranieri.

Era iniziata una ricerca organizzata realizzata con mezzi adeguati, al fine di intercettare un segnale di natura aliena. L’ ascolto delle onde radio avveniva per mezzo del DSN (Deep Space Network) di Pasadena per una copertura dell'intera volta celeste, mentre venivano utilizzati i radiotelescopi più potenti del mondo per una contemporanea ricerca sulle 1000 stelle di classe solare più vicine a noi.

Un anno dopo, il congresso americano tagliò tutti i fondi. Il denaro per le dotazioni d'avanguardia erano ormai stati spesi e solo l’un per cento delle osservazione previste erano state eseguite.

Lo studio per dare risposta ad una dei quesiti fondamentali dell'uomo, in altre parole, "siamo soli?" era stato affossato.

 

alt

 

 

Share