Home La Toscana dei misteri La Toscana dei Misteri Il Pozzo della Bufala. San Francesco.

Il pozzo della bufala.

Il caratteristico “Pozzo della Bufala” sito all’interno del Chiostro della chiesa di San Francesco, è un pozzo con la funzione di deposito dell’acqua, ed è l’unico rimasto dei due che anticamente erano collocati nei pressi.

Deve il suo nome alla storia di una bufala e della sua tragica fuga per sfuggire al suo destino che era quello intuibile di finire al mattatoio.

Si racconta di come entrasse all'interno del chiostro e ruzzolasse morendo nella grande fossa che era stata scavata per la realizzazione della cisterna.

La struttura fu terminata nel 1590, nella parte centrale del cortile del monastero di San Francesco. Da ricordare che in precedenza il cortile si mostrava come un bel campo erboso.

Fu fatto costruire con l’intento di rifornire di acqua la comunità religiosa ivi residente, da Ferdinando primo de' Medici.

Questo nuovo pozzo (cisterna) andò a rimpiazzare il già esistente, che si trovava fuori del convento e che fu distrutto nel periodo di edificazione delle Mura medicee.

Il monumento è costituito da travertino e presenta una disposizione posta in senso trasversale a partire dal nucleo centrale del chiostro, in posizione leggermente più alta. Questo apice rappresenta la parte iniziale del serbatoio collocato sotto.

Nel mezzo del duplice piedistallo rotondo è collocato il pozzo, dove ancora oggi si può notare l'imboccatura per convogliare l'acqua piovana nella vasca sotterrata.

Se osserviamo la costruzione muraria che lo circoscrive si può scorgere un emblema araldico.

Collocate ai due lati vi sono due pilastri a segmento circolare con in cima due capitelli che reggono la bella e preziosa configurazione di architravi che contraddistingue la parte finale del monumento e che per primo si vede entrando nel convento. Su questi pilastri sono collocate due splendide cuspidi laterali ed una centrale più ampia di conformazione sferica.

Queste due cuspidi laterali sono due pigne. La pigna era il simbolo della ghiandola pineale. Un simbolo che nella tradizione cattolica rappresenta la parte immortale dell’uomo; l’anima. Ma di ciò ne parlerò in un prossimo studio.

Ma la parte più interessante e diciamo pure, affascinante per certi versi, è la parte sommersa. Tra l’altro di questo pozzo, pochi conoscono non solo la storia e l’aspetto tecnico e scientifico, ma anche l’aspetto strutturale e monumentale.

Io stesso qualche anno fa, in modo casuale, ho avuto la fortuna di visitare questo nostro bel monumento. Non sapevo che vi si potesse accedere “comodamente” tramite una scala.

Ci sono ritornato dopo alcuni anni, con l’intento di portare a conoscenza dei Grossetani di questo pozzo-cisterna, per raccontarne la storia e scattare delle foto.

Dopo aver chiesto il permesso a Padre Sergio, che ben volentieri si è offerto di aprirmi la porta di ingresso, sono sceso giù lungo la via d’accesso al pozzo che è situata all’interno del convento. L’entrata è ubicata in una delle stanze del monastero. Aperta una porta ci si trova davanti una scala che porta sul fondo

del pozzo. (foto sotto)

 

Per scendere giù, sul fondo del pavimento è stata costruita in tempi recenti, questa scala quando furono fatti certi lavori di ristrutturazione.

 

Scesi i gradini ci si trova sul fondo del pozzo. Questa volta rispetto alla prima volta, non ho potuto “camminare “ sul fondo, poiché c’erano almeno 30 cm d’acqua. Il locale di questa cisterna della misura di 9.50 metri di diametro e 7.50 di profondità si presenta (vedi foto sotto)di forma circolare, con la parte alta a volta. Tutta la struttura è fatta in mattoni. (foto)

 

La cosa più spettacolare è il grande lampadario che si trova appeso su in alto, proprio all’apertura del pozzo, che tra l’altro risulta chiusa da vetri e da una grata, per intuibili ragioni di sicurezza. Sicuramente questo lampadario deve essere stato collocato lì in tempi recenti.

 

(foto )

 

 

Da ricordare che in Grosseto vi sono altri pozzi che negli anni sono stati riscoperti ed esplorati. Parleremo più approfonditamente di questi altri in un prossimo lavoro.

 

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